Il lessico di Gio’

il lessico di gio'

Nel lessico di Gio’, cabrones sono coloro, scrittori e giornalisti, che non sentono la poesia ma trinciano giudizi perpetuando i molto autorevoli errori di personalità, peraltro geniali filosofi e pedagogisti, che la sentivano meno di loro.
Per sicurezza citano solo, tra i moderni, Leopardi (di fronte a cui Gio’ s’inchina e recita a memoria tutte le sue poesie più famose) ma ignorano Pascoli, Pirandello, D’Annunzio.

Teste d’uovo, nel lessico di Gio’, sono quelli che dettano le regole della lingua italiana, facendo danni irreparabili nelle scuole e nella pubblica opinione, perché ignorano la lungua reale, quella che si parla e che gli scrittori, finalmente, usano.

CIURLO

ciurlo

Antico strumento delle campagne usato per travasare l’acqua, dotato di un grande vaso e di un manico lunghissimo. Insomma un mestolone.

Chi faceva il furbo agitava il manico e sollevava poca acqua. Di qui l’espressione CIURLARE NEL MANICO. Molti dizionari non se ne sono accorti.

COS’E’ MARIA

maria jose di savoia

La sventurata ultima regina d’Italia si chiamava Maria José.

Era belga francofona, perciò il suo nome si pronuncia con la j francese (come in jourjoiejoli ecc.). Il nome le veniva da una zia portoghese e anche in portoghese si pronuncia così.

Gio’ ha udito uomini di cultura pronunciare Maria Cosé.

Solita sciatteria, bastava chiedere.

LA F DEGLI ANTICHI ROMANI

antichi romani

Era diversa da quella degli altri popoli mediterranei. In latino ci sono molte parole con la f: FAMILIA, FILIUS, FAUSTUS, ecc. Ma al greco Σοφία (sofia) si contrapponeva sapio, sapientia. I Fœni (Fenici) diventavano PUNICI, la Filistina PALESTINA, ecc.

(Forse lo sapevano gli autori di quelle canzonetta goliardica “ai romani piaceva la biga“).

FONDAMENTALMENTE

pensatore

Gio’ udì la parola per la prima volta da un famoso antropologo suo amico, una ventina di anni fa. Gli piacque. Evidentemente è piaciuta a molti, perché ora è un’epidemia.

Esempio, un’intervista radiofonica:

  • Che cosa fa durante il giorno?
  • Fondamentalmente i lavori di casa
  • E la sera?
  • Fondamentalmente sto davanti alla TV

ANDATA E RITORNO

L’Inglese suspénse, (che anche i più autorevoli giornali italiani hanno spesso scritto suspence) deriva dal Francese suspense (pronuncia süspàns). La parola è tornata, nell’uso, al Francese, e i Francesi (TV) lo pronunciano senza la nasale: süspéns. Gio’ dice di non aver ancora udito da uomini politici o giornalisti televisivi italiani la pronuncia esatta: saspéns.

Non è grave. Gio’ è contrario alla pronuncia esatta di termini stranieri in un contesto linguistico italiano. Tuttavia è bene non essere più inglesi degli inglesi, e non accentare sempre sulla prima sillaba (sáspens).

BEETHOVEN e HEIDEGGER

beethoven

Gio’ non apprezza quelli che pronunciano Beethoven con l’H aspirata e la  F.

Il nome è entrato nella lingua italiana, preferisce la pronuncia corrente. Il nome è comunque olandese, perciò anche i tedeschi lo pronunciano tedeschizzato: la doppia e in olandese vale singola, la v è una velare intermedia tra vf.

Quanto a Heidegger parlando italiano non si può tener conto di due accenti contigui (heid e egg) separati da un’occlusiva. Se in un contesto italiano, qualcuno lo pronuncia pedantescamente alla tedesca, Gio’ è tentato di chiamare il 118.

IL SESSO DEI FIUMI

fiumi

Ai bimbi delle scuole s’insegna che i fiumi sono tutti maschili: anche la BORMIDA*, la SECCHIA, la NERA, la POLCEVERA, ecc. Si salvano le due DORA, perché sono accompagnate da aggettivi: BALTEA, RIPARIA.

IL SESSO DEI VINI

Anche i vini, s’insegna, sono maschili: persino la BARBERA**, la FREISA, ecc.

Si salva la PASSERINA, per ovvi motivi.

*  Tra la Bormida e il Tanaro s’agita e mugge un bosco (Carducci)
** Serba la tua purpurea barbera (Pascoli)

PAROLE D’ORDINE

germania inghilterra francia

Gio’ attribuisce arbitrariamente parole d’ordine alle varie nazioni.

Secondo lui, la parola d’ordine dei tedeschi è Ordnung schaffen, cioè fare ordine. Danno l’impressione di voler conquistare territori per esportare e imporre il loro ordine. E talvolta ci riescono (era quello che Dante chiedeva alla Merkel del suo tempo).

Quella degli inglesi è challenge, cioè sfida. Sfidano tutti, scommettono su tutto, perciò sono il popolo più battagliero d’Europa. Anche il Brexit è stato una sfida.

Quella dei francesi è, naturalmente, grandeur. Ma più che un programma è una nostalgia.

UNA MAGNIFICA CATTEDRALE DI LEGO

cattedrale di lego

Il tedesco moderno, dovuto in gran parte al genio di Lutero, è una lingua povera di radici ma ricchissima di espressioni.

Lutero trascorse dieci anni a tradurre i testi sacri dal latino. Creò molti calchi dal latino: es. ex-premere –> exprimere (da cui le parole italiane spremere ed esprimere) fece aus-drücken, ecc.

Il risultato è una grande cattedrale gotica, con cuspidi altissime, strutturate come il gioco del Lego. Radici giustapposte ma mai fuse. Ma con quel metodo fu creato un vocabolario ricchissimo i cui termini sono talvolta intraducibili con fedeltà. Può esprimere concetti astratti con grande precisione e senza limiti. Lingua perciò amata dai filosofi.

L’ANIMA DELL’INGLESE

golf

Come è noto, nel panorama delle lingue indoeuropee oggi scritte e parlate in Europa l’inglese è un caso a sé.

Dispone di un numero sterminato di radici, che sono poi i famosi monosillabi polivalenti: al tempo stesso possono essere sostantivi, aggettivi, avverbi, verbi, ecc.

E’ paragonabile ad un organismo vivente, una persona che ha pelle e muscoli europei, ma un’anima diversa.

Sull’anima della lingua inglese è stato scritto molto. Famosi i libri di Toddi (P.S. Rivetta), anni ’30.

Qualcuno ha definito l’inglese il cinese d’Europa. Gio’ preferisce pensare che la sua anima sia marziana.

Una finezza dell’anima (dell’inglese e quindi degli inglesi).
In alcuni verbi ausiliari del futuro e del condizionale le prime persone, singolare e plurale, iniziano con sh, che contiene in sé l’idea del dovere:

  • I shall, we shall
  • I should, we should

Le altre cominciano con la lettera W, cioè quella delle forme verbali che esprimono la libera volontà.

Cioè: io, noi, dobbiamo; tu, voi e gli altri facciano pure ciò che vogliono.

PIGRIZIE

pigrizia

Gio’ ha smesso da tempo di stupirsi quando sente persone più colte di lui dire:

  • la situazione è tale per cui“, scambiando il che (tale che) per un relativo.
  • Tizio è uno dei pochi che fa
    Non è una grande fatica dire che fanno

BUDAPEST

budapest

Budapest la bellissima.

Gio’ ha due cari amici, July e Miklos. Quando parlano ungherese dicono “Budapesht” ma quando parlano italiano dicono “Budapest“.

Gio’ apprezza questa sensibilità linguistica. I nostri giornalisti TV dovrebbero imparare.

IL BELL’ENDECASILLABO

obliteratrice

Il più bell’endecasillabo in lingua italiana lo si può leggere in tutte le stazioni (FFSS e Metro):

OBLITERARE IL TITOLO DI VIAGGIO

Gio’ non ama le citazioni in lingue straniere. Ma qui deve farne una. Gli inglesi scrivono:

STAMP THE TICKET

Altro capolavoro di 11 sillabe:

STRADA DI GRANDE COMUNICAZIONE

delle notizie RAI sul traffico. Perché non chiamarle, come tutti le chiamiamo SUPERSTRADE?

VICINO ORIENTE

vicino oriente medio oriente

E’ scomparso dalle mappe dei cervelli di politologi, diplomatici, storici, ecc.

Indicava, grosso modo, gli Stati Orientali ad ovest dell’Iran. Medio Oriente erano, e secondo Gio’ sono, Iran e Afghanistan.

Oggi tutti (in Italia) chiamano il M. O. il Vicino Oriente. Ma medio di che? Se ad ovest non ci sono altri Stati che sono oriente?

(IN)CROCIARE

parole incrociate crociate

Gio’ è un appassionato enigmista, e attende ogni settimana il giovedì, quando esce la “Settimana Enigmistica”.
Sopporta perciò il dolore di vedere la scritta “parole crociate“, e si chiede quale oscura ragione abbia giustificato questo obbrobrio linguistico. Fra l’altro i verbi che incominciano con in- sono una straordinaria ricchezza della lingua italiana. Dante ne ha usati molti, fino al famoso indiarsi, accostarsi a Dio.

“De Serafìn colui che più s’indéa”